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quinta-feira, 22 de abril de 2010

Marajò, un'oasi tra le Amazzoni

Por: di Celia Regina De Oliveira

Bufali, spiagge a colori, avventura e pace nell'isola deltizia più vasta del mondo

Destinazione turistica ancora poco conosciuta anche dagli stessi brasiliani e santuario ecologico per eccellenza, l'Isola di Marajó offre molto di più di lunghe spiagge selvagge punteggiate di "Igarapé" (alberello tipico della zona), e vasti campi sommersi. Con la sua cucina forte ed esuberante, lavori artigianali raffinati ed il più grande branco di bufali del territorio brasiliano, la maggior isola fluvio-marittima del mondo vive in funzione delle alte e basse maree. Meta ideale per gli amanti dell'ecoturismo, nell'arcipelago di Marajó, il contatto con la natura intensa della vegetazione amazzonica inizia con la gita in barca di più di tre ore che porta al Porto di Camara, nel municipio di Salvaterra, porta di ingresso alla parte est dell'isola, la maggiore dell'Arcipelago, un'Area di Protezione Ambientale. Nel percorrere il tragitto tra Salvaterra e la "capitale" dell'Isola, Soure, si prende coscienza dalle notevoli distanze che separano i nuclei urbani di quest'isola, grande quanto Sicilia e Sardegna.
Percorrendo le larghe vie semi-asfaltate della città di Soure in una giornata di sole, sembra di essere nell'Ottocento: la temperatura torrida che sale dalle strade di terra, la semplicità delle case, l'atmosfera di vita in comunità, dove ancora regna la dinamica dello scambio, il ritmo lento della vita dei suoi abitanti. Nonostante l'arcipelago abbia una struttura turistica ancora in via di sviluppo, un viaggio al Marajó può essere perfetto per chi vuole concedersi un po' di relax e "dimenticarsi del mondo" o avventurarsi in sport originali. Chi cerca tranquillità immerso nella natura potrà scegliere tra le diverse "pousadas" in riva al mare, che offrono tutto il confort e dalle quali si esce solo se si desidera intraprendere uno dei tanti percorsi proposti dagli alberghi stessi.

Ad una visita al Marajó non si può fare a meno di assistere ad uno spettacolo o addirittura partecipare a qualche prova di Carimbó, ballo ispirato a manifestazioni di origine africana ed indigena. Nel progettare il viaggio è bene prendere in considerazione che lì esistono due stagioni molto distinte: l'estate, tra giugno e novembre, e l'inverno, tra dicembre e maggio. D'estate si raggiunge facilmente temperature di oltre 40°C. D'inverno, nonostante la colonnina di mercurio scenda concedendo giornate più fresche, la pioggia è frequente e sommerge qualche campo e tracciato, che allora andranno attraversati in piccole motonavi oppure, più originalmente, sopra i bufali.

Avventura. Chi cerca nuove esperienze ha l'imbarazzo della scelta. Fattorie centenarie sparpagliate tra i villaggi di Soure e Salvaterra offrono passeggiate con i bufali, gite in barca in mezzo al bosco per osservare la ricca flora e fauna e gli stormi di Guará (uccello rosso tipico della zona); trekking su sentieri sospesi sopra gli "Igarapés" da dove, nella bassa marea, è facile avvistare piccoli serpenti colorati e tronchi caduti per terra pieni di Turu (mollusco afrodisiaco); oppure "illuminazione di caimano", gite notturne dove si osserva l'animale immobile davanti alla luce intensa della torcia. Ci sono inoltre sentieri aperti da popoli estinti. Surfisti amanti delle esperienze radicali si avventurano sulle onde fino a sei metri della Pororoca (incontro delle correnti fluviali con le acque oceaniche), che si allungano per chilometri e diventano più voluminose con il cambiamento delle fasi lunari. Canottaggio, enduro, off road, laghi adibiti alla pesca, manghi, siti archeologici, pantani e spiagge fluviali completano il percorso.

Spiagge per tutti i gusti. In un primo momento può sorprendere avvistare spiagge fluviali con onde che raggiungono un metro di altezza. Il fenomeno è dovuto alla prossimità con l'Atlantico. A Salvaterra il fenomeno può essere osservato nella Praia Grande, dove spesso il turista è anche sorpreso con un "mare tricolore", risultato dall'attrito tra le diverse pietre di "argilito" (rosse), calpestate dai bagnanti che entrano nelle acque; una corrente d'acqua fangosa venuta dal fiume, e correnti di acque oceaniche, di un blu profondo.

Più in avanti si incontra la storica Praia de Joannes, con le sue rovine archeologiche, segno della presenza gesuitica nel secolo XVIII. Insieme alla vicina Monsarás, è lunga 2km e dista 15 km di Salvaterra. Per conoscere un altro po' le bellezze della zona si attraversa un fiume verso Soure, la "capitale" dell'Isola. I pedoni viaggiano gratuitamente nei traghetti, o ad una modica cifra con le "rapidinhas" (piccole barche a motore che escono ogni cinque minuti). Le scelte più vicine al centro urbano sono l'esotica Barra Velha, piena di "Igarapés", e Araruna, due spiagge poco frequentate durante la settimana, dove si può gustare un vero "granchio toc toc" appena catturato.
Poco dopo, a 13 km dal centro, si avvista la Praia do Pesqueiro, di sabbia dura. Nelle prime ore della giornata, con la bassa marea, si formano parecchi laghi bassi dove intere famiglie passano ore a giocare. Accanto alla spiaggia c'è la Vila do Pesqueiro, piccolo villaggio di case di legno: si ha la sensazione che, almeno da quelle parti, il tempo si è fermato.
Più bufali che umani. Il docile bufalo, insieme all'uccello Guará, sono i simboli dell'isola. Di lui, si sfrutta quasi tutto: dal latte si fa formaggio; dalle feci, concime; dalla pelle, abiti e dalla forza, trazione; oltre a servire da trasporto ai vigili e da taxi in qualche municipio. La sua carne è saporita e sana, con un basso livello di colesterolo. Nell'Isola vive un quarto dei bufali brasiliani: 800 mila (contro solo 300 mila abitanti), divisi in quattro razze.

Racconta la leggenda che alla fine del secolo XIX, una nave francese carica di bufali e che si recava verso la Guiana Francese, naufragò nelle vicinanze del Marajo. Le bestie sopravissute, dalla razza Carabao, nuotarono fino all'Isola. Le altre tre razze sarebbero state importate dall'India (Murrah e Jafarabadi) e Italia (Mediterraneo) dal fattore Vicente Chermont de Miranda alla fine del secolo XIX.

Dovuto al suo colore nero (che assorbe molto caldo) e alla bassa quantità di ghiandole sudoripare, il bufalo ha bisogno di stare immerso nell'acqua per raffreddarsi: è questo che fa delle serrate di Marajo il suo luogo ideale.

L'uccello Guara (Guara rubra) ha come habitat preferenziale le palude. Le sue piume hanno una tonalità rosso acceso e vivono in gruppi. È facilmente avvistato nel tardo pomeriggio nel percorso tra Soure e Vila do Pesqueiro o nel cammino per Barra Velha.

FOTOGALLERIA

La spiaggia del "mare tricolore" a Salvalaterra. Foto Celia Regina de Oliveira

 
La spiaggia di Barra Velha, ideale per gustare il granchio "toc toc" davanti a un tramonto.
 Foto Celia Regina de Oliveira

 
Granchio "toc toc", specialità locale. Foto Celia Regina de Oliveira

 
Marajò, l'isola fluviale nel delta delle Amazzoni

Marajò, l'isola fluviala più grande del mondo, si trova nel bel mezzo del delta del Rio delle Amazzoni, Brasile. Natura, animali, villaggi dove la vita scorre molto lentamente e occasioni di sport avventurosi non si contano in un'area che tuttavia resta estranea al fenomeno del turismo di massa.

Marajò. Come, dove, quando

CLIMA.

L'Arcipelago del Marajó raggruppa circa tremila isole, molte delle quali soggette ad esistere solo nei periodi di bassa marea. Con quasi 50 km² l'Isola di Marajó è la più grossa isola dell'Arcipelago, che include anche le Isole di Mexiana, Isola Grande di Gurupá e Caviana. È raccomandato il vaccino contro la febbre gialla, fatto dieci giorni prima del viaggio.

COME ARRIVARE.
Per arrivare all'Isola di Marajó bisogna prima di tutto arrivare a Belém. Voli dell'Alitalia, TAM e Air Italy portano direttamente a Salvador, Fortaleza, Recife o Maceio. Di là si prende un volo interno con le compagnie Gol o TAM. Il tragitto dall'aeroporto di Val de Caes fino al porto di Belém può essere fatto con l'autobus, minibus o taxi e dura circa mezz'ora. Dal porto di Belém partono traghetti della compagnia Banav (91-3269-4494), alle 6:30 e alle 14:30, che in tre ore e mezza portano a Salvaterra. È consigliabile viaggiare di mattina, quando la marea è favorevole. Lo stesso percorso può essere fatto anche con l'aereo e dura 20 minuti, con le compagnie Brabo Taxi Aereo (91-3233.4884) oppure Soure Taxi Aereo.(91-32334986). Attenzione all'orologio: nella regione non è valida l'ora legale.
DOVE ALLOGIARE
Casarão da Amazônia - Rua 4, Travessa 9, Soure. Tel: (91)3741.2222. Da €44,00 a €60,00
Hotel Ilha de Marajó - Rua Jerônimo Pimentel, 82, Soure. Tel: (91)4006.3850. Da €40,00 a €48,00
Pousada dos Guarás - Praia Grande de Salvaterra, s/n°, Salvaterra. Tel: (91) 4005-5656. Da €52,00 a €76,00.
Fazenda São Jerônimo - Rodovia Soure-Pesqueiro, km 3, Soure. Tel: (91)3741.2093. Da €44,00 a €60,00. Offre sentieri attraverso i manghi, passeggiate a cavallo e bagni negli Igarapés e nella spiaggia.
Pousada e camping Boto - Av. Alcindo Cancela, s/nº, Salvaterra. Tel: (91) 3248-7814. Da €8,00 (camping) a €62,00 (appartamento).
Projeto VEM - alloggiamento presso le case dei pescatori, nella Praia do Pesqueiro, a Soure. Tel: 05511- 30319311, info@turismoconsciente.com.br

GASTRONOMIA.
Specialità tipiche del Marajo sono mozzarelle di bufala (sì, proprio lei), gran varietà di pesci e frutta e, naturalmente, la carne di bufalo preparata in ricette diverse. Tra le pietanze tipiche il Filetto alla "Marajoara", il più richiesto, è servito con mozzarella fusa; il Fritto del Vaccaio va cotto e servito con una sorta di purea di latte e la "Picanha" di Baby Bufalo è di regola fatta alla griglia. Molto apprezzato per le sue qualità presumibilmente afrodisiache è la zuppa di "Turu", facilmente trovata nei ristoranti caserecci. Il percorso attraverso la gastronomia locale si conclude con la "Caldeirada", una sorta di zuppa di frutti di mare arricchita di pomodoro, cipolla e spezie. Per il dessert una buona scommessa sono i gelati, dolci e mousse di frutta esotica, come il "Murici "(ha un inverosimile sapore di parmigiano), "Uxi", "Bacuri", "Taperaba" e "Cajarana", oltre i già affermati "Tapioca" e "Açaí".

Destinazione turistica ancora poco conosciuta anche dagli stessi brasiliani e santuario ecologico per eccellenza, l'Isola di Marajó offre molto di più di lunghe spiagge selvagge punteggiate di "Igarapé" (alberello tipico della zona), e vasti campi sommersi. Con la sua cucina forte ed esuberante, lavori artigianali raffinati ed il più grande branco di bufali del territorio brasiliano, la maggior isola fluvio-marittima del mondo vive in funzione delle alte e basse maree. Meta ideale per gli amanti dell'ecoturismo, nell'arcipelago di Marajó, il contatto con la natura intensa della vegetazione amazzonica inizia con la gita in barca di più di tre ore che porta al Porto di Camara, nel municipio di Salvaterra, porta di ingresso alla parte est dell'isola, la maggiore dell'Arcipelago, un'Area di Protezione Ambientale. Nel percorrere il tragitto tra Salvaterra e la "capitale" dell'Isola, Soure, si prende coscienza dalle notevoli distanze che separano i nuclei urbani di quest'isola, grande quanto Sicilia e Sardegna.

Percorrendo le larghe vie semi-asfaltate della città di Soure in una giornata di sole, sembra di essere nell'Ottocento: la temperatura torrida che sale dalle strade di terra, la semplicità delle case, l'atmosfera di vita in comunità, dove ancora regna la dinamica dello scambio, il ritmo lento della vita dei suoi abitanti. Nonostante l'arcipelago abbia una struttura turistica ancora in via di sviluppo, un viaggio al Marajó può essere perfetto per chi vuole concedersi un po' di relax e "dimenticarsi del mondo" o avventurarsi in sport originali. Chi cerca tranquillità immerso nella natura potrà scegliere tra le diverse "pousadas" in riva al mare, che offrono tutto il confort e dalle quali si esce solo se si desidera intraprendere uno dei tanti percorsi proposti dagli alberghi stessi.

Ad una visita al Marajó non si può fare a meno di assistere ad uno spettacolo o addirittura partecipare a qualche prova di Carimbó, ballo ispirato a manifestazioni di origine africana ed indigena. Nel progettare il viaggio è bene prendere in considerazione che lì esistono due stagioni molto distinte: l'estate, tra giugno e novembre, e l'inverno, tra dicembre e maggio. D'estate si raggiunge facilmente temperature di oltre 40°C. D'inverno, nonostante la colonnina di mercurio scenda concedendo giornate più fresche, la pioggia è frequente e sommerge qualche campo e tracciato, che allora andranno attraversati in piccole motonavi oppure, più originalmente, sopra i bufali.

Avventura. Chi cerca nuove esperienze ha l'imbarazzo della scelta. Fattorie centenarie sparpagliate tra i villaggi di Soure e Salvaterra offrono passeggiate con i bufali, gite in barca in mezzo al bosco per osservare la ricca flora e fauna e gli stormi di Guará (uccello rosso tipico della zona); trekking su sentieri sospesi sopra gli "Igarapés" da dove, nella bassa marea, è facile avvistare piccoli serpenti colorati e tronchi caduti per terra pieni di Turu (mollusco afrodisiaco); oppure "illuminazione di caimano", gite notturne dove si osserva l'animale immobile davanti alla luce intensa della torcia. Ci sono inoltre sentieri aperti da popoli estinti. Surfisti amanti delle esperienze radicali si avventurano sulle onde fino a sei metri della Pororoca (incontro delle correnti fluviali con le acque oceaniche), che si allungano per chilometri e diventano più voluminose con il cambiamento delle fasi lunari. Canottaggio, enduro, off road, laghi adibiti alla pesca, manghi, siti archeologici, pantani e spiagge fluviali completano il percorso

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